I Nostri Obiettivi

  • Garanzie riguardo un'apertura in sicurezza il prima possibile

Il provvedimento di chiusura delle scuole appare contro l'evidenza scientifica, visto che esse non sono un luogo di diffusione del virus. La percentuale di focolai nati all'interno delle strutture scolastiche è del 3,5%, dato molto incoraggiante se confrontato col fatto che la scuola in Italia coinvolge quasi 9 milioni di persone tra alunni e professori, ovvero il 15% della popolazione; inoltre, queste percentuali sono state registrate quando i protocolli sanitari erano molto ridotti rispetto a quelli che proponiamo. È da considerare anche che la percentuale al momento della chiusura era in riduzione rispetto alle settimane precedenti, motivo in più per cui chiediamo la riapertura delle scuole, che non sono luoghi pericolosi, e non erano la causa dell'impennata dei contagi.

  • Protocolli sanitari comuni a tutte le scuole

Nell'ottica di una riapertura ci sembra fondamentale che vengano prese le dovute precauzioni all'interno degli istituti. Queste misure devono essere specifiche e uguali per tutti, ma devono allo stesso tempo tenere presente delle diversità dei vari istituti. Appare quindi inaccettabile una misura come quella attuata dal governo prima della chiusura totale, che chiedeva il 75% di DAD in tutte le scuole, poiché è troppo generica, e non tiene conto del fatto che molte scuole hanno gli spazi per poter accogliere ben più del 25% di studenti. Al contempo, troviamo assurdo che alcune norme basilari (come per esempio l'obbligo della mascherina) non fossero obbligatorie ma a discrezione del preside. Abbiamo quindi raccolto delle proposte:

  • Obbligo di indossare la mascherina sempre

  • Distanziamento minimo tra i banchi di 1 metro

  • Obbligo di igienizzare le mani all'ingresso

  • Rimozione dei distributori automatici di merendine per evitare assembramenti

  • Obbligo di passare l'intervallo in classe

  • Obbligo di aprire le finestre almeno al cambio dell'ora per arieggiare

  • Misurazione della temperatura all'ingresso

  • Ingressi e uscite scaglionati

  • Orario flessibile per evitare assembramenti sui mezzi nell'ora di punta

  • Utilizzo della DAD solo in maniera parziale, in alternanza con la didattica in presenza

Siamo ben consapevoli che nella situazione attuale non sarebbe realistico chiedere una didattica al 100% in presenza, e infatti la nostra proposta è quella di effettuare una rotazione tra studenti in presenza e a distanza, per garantire le norme di distanziamento tra i banchi nelle classi che non possono contenere tutti gli alunni. Questa rotazione dovrebbe essere predisposta dai presidi, che più di tutti conoscono le proprie scuole e i loro limiti.

  • Realizzare piani di trasporto pubblico che tengano in considerazione i flussi di studenti

Non esiste il rischio zero, ma la scuola è uno degli ambienti che segue regole più rigide e di conseguenza è uno dei più sicuri. Il problema è ciò che c’è intorno alla scuola, quindi, e anche se è difficile e richiede tempo, bisogna lavorare per risolverlo. Lo scaglionamento degli orari di ingresso e uscita sono sicuramente uno strumento utile, ma va integrato con un miglioramento dei mezzi di trasporto. I vari istituti di una zona hanno fatto alcune scelte su questo punto, ma non hanno avuto la possibilità di confrontarsi se non a lavoro già fatto.

Lo scaglionamento degli orari deve essere affiancato dall’aumento del numero di mezzi che raggiungono la scuola. Ci siamo confrontati con l’Assessora alla mobilità della città metropolitana di Milano Beatrice Uguccioni che ci ha segnalato che il 20 novembre si è tenuto un tavolo di lavoro con ATM e il Comune di Milano per lavorare a un aumento del numero di mezzi a servizio degli studenti. Nelle realtà più piccole è più facile, rispetto a una città metropolitana come Milano, ma riteniamo sia una misura essenziale. Da questo punto di vista i mezzi pubblici possono essere affiancati, tramite accordi, ai mezzi privati, attualmente fermi nei garage con i lavoratori in cassa integrazione. Per realizzare questo progetto ci vuole buona volontà e un confronto con i dati dei singoli istituti, recentemente analizzati per fare i bacini d’utenza per le nuove iscrizioni, per capire quali possano essere le soluzioni migliori. A settembre questo confronto si è tenuto dopo che gli istituti avevano fatto le loro specifiche scelte e non c’è stata la possibilità di avere una visione d’insieme prima di realizzare i piani di rientro.