i nostri risultati

Parallelamente ai sit-in in piazza, che dimostrano la nostra volontà di mettere la faccia per quello in cui crediamo, abbiamo da subito cercato un confronto su più livelli con le istituzioni: dapprima inviando una lettera alla Regione e al Governo per esporre le nostre richieste e proposte, poi mettendoci in contatto con il consigliere regionale Usuelli per muovere un'interrogazione in Consiglio per chiedere quali fossero i dati scientifici che avevano portato alla chiusura delle scuole. Dopo il 3 novembre, quando l'entrata in vigore del DPCM ha portato alla chiusura delle superiori in tutta Italia, abbiamo organizzato incontri con i consiglieri regionali Usuelli (+Europa), Pase (Lega), Bocci e Straniero (PD), Di Marco e Erba (M5S), Lucente (FdI) e, a partire dall'incontro del 18 novembre con Lia Quartapelle, con i parlamentari dei vari partiti, creando una linea il più possibile trans partitica che dimostrasse come quello della riapertura delle scuole sia un tema fondamentale che esula dalle logiche dello scontro politico. A seguito di questi singoli incontri ne abbiamo organizzato uno in Piazza con i parlamentari e i consiglieri regionali presenti. Abbiamo inoltre aperto un dialogo con il comune di Milano, contattando il consigliere Angelo Turco, per iniziare ad affrontare uno dei temi centrali collegati al ritorno a scuola, quello dei trasporti pubblici.

Manifestazione in Duomo - 08/01

Di seguito gli interventi di alcuni degli organizzatori alla manifestazione dell'8 gennaio 2021.


Sveva Pontiroli

Doveva essere l’11 gennaio. Doveva essere il 7 gennaio. Doveva essere a settembre. Sarà, FORSE, il 25 gennaio. L’ennesima presa in giro, perché la scuola come sempre viene lasciata all’ultimo posto. Noi studenti continuiamo a dover pagare il prezzo dell’incompetenza e mancanza di tempestività della classe politica inadempiente che ci governa.


Noi siamo qui perché vogliamo studiare. Perché vogliamo un futuro, una vita per quanto possibile normale come ce l’hanno avuta i nostri genitori prima di noi e come ci spetta di diritto.

Ci dicono, per zittirci, che tornare a scuola non sarebbe sicuro. Che siamo viziati, che i nostri nonni sono andati in guerra e che dobbiamo accettare questi sacrifici senza lamentarci. Ma la società ha i mezzi per far fronte a questa emergenza coordinando tutto ciò che gira attorno alla scuola. Ci sono alcuni sacrifici che è inutile compiere, e per noi studenti estremamente dannosi. Stiamo vivendo un progressivo impoverimento educativo: dal punto di vista sia scolastico sia umano.


Perché la scuola è ancora chiusa allora? Ce lo stiamo chiedendo in tanti. E in tanti siamo scesi in piazza oggi: grazie a tutti per la vostra presenza. Questo è il momento in cui studenti, professori, personale ATA, genitori e amici, di tutti i credo politici, si riuniscono per lavorare insieme verso un comune obiettivo di buonsenso. E’ di questo che si sta trattando: le prefetture sono pronte, le scuole si sono organizzate per rendere l’ambiente scolastico totalmente sicuro al suo interno, e la città metropolitana si è organizzata per renderle sicure anche fuori. Non hanno più scuse.


Siamo a quasi un anno dalla chiusura. Un anno di didattica a distanza. Nessun dato scientifico per giustificare la loro chiusura. Aprite ora le scuole: doveva essere a settembre.



Chiara Todesco

COORDINATORE DEL CTS MIOZZO: “Ci sono diversi studi, ultimo quello dell’Ecdc (European centre for desease prevention and control), che hanno dimostrato come non siano state le classi il focus epidemico della seconda ondata. Non a caso, in tutti i Paesi europei le scuole sono rimaste aperte anche durante l’adozione di lockdown più o meno totali. Per esempio, a fine dicembre Israele ha iniziato un lockdown molto duro, ma con le scuole aperte.”


RAPPORTO ISS SULL’APERTURA DELLE SCUOLE IN ITALIA: "Nel periodo tra il 31 agosto - 27 dicembre 2020, il sistema di monitoraggio ha rilevato 3.173 focolai in ambito scolastico, che rappresentano il 2% del totale dei focolai segnalati a livello nazionale. La percentuale dei focolai in ambito scolastico, sottolinea il rapporto, si è mantenuta sempre bassa e le scuole non rappresentano i primi tre contesti di trasmissione in Italia, che sono nell'ordine il contesto familiare/domiciliare, sanitario assistenziale e lavorativo”.


Qual è il vero problema? Io, Sveva, Luca, Alice e Giulio siamo cinque ragazzi delle superiori che da quando la scuola è stata chiusa per la seconda volta a ottobre abbiamo iniziato a protestare pacificamente sotto il palazzo della Regione. La nostra non è stata una protesta sterile: avevamo bisogno di risposte, ma soprattutto ci sentivamo e ci sentiamo tuttora trascurati. La scuola che dovrebbe essere il luogo dell’educazione al confronto si è ridotta a tanti microfoni spenti costretti ad ascoltare un microfono acceso che emette una voce che va e viene a causa dei problemi di connessione. A marzo nessuno sapeva che cosa stesse succedendo e la Dad era comprensibile. Ma il fatto che a ottobre nessuno si aspettava una seconda ondata, ma soprattutto nessuno aveva nemmeno preso in considerazione l’opzione e non ci si era minimamente preparati ci ha delusi molto. Abbiamo analizzato tutte le ragioni che erano state elencate per giustificare questa seconda chiusura. Non è stato facile perché le ragioni erano molteplici e molto confuse, su piani totalmente diversi. Crediamo che la scuola sia un luogo di educazione alla prevenzione al contagio. Siamo partiti dal tracciamento chiedendo colloqui con presidi e responsabili covid all’interno dei nostri istituti. La scuola è una garanzia per tracciare i contagi tra i ragazzi ma, registrare i dati degli studenti era diventato molto macchinoso: aveva bisogno di essere automatizzato. Poi abbiamo analizzato la situazione dei trasporti: avevamo bisogno di trasporti ad hoc per gli studenti. Siamo riusciti ad avere un ciclo di colloqui con l’assessore dei trasporti di città metropolitana e con l’assessore ai trasporti di Regione Lombardia. È stata sviluppata un’applicazione per incrociare i dati forniti dai singoli istituti e quelli degli studenti. I tavoli prefettori, aiutati da alcuni studi universitari hanno sviluppato un piano di scaglionamento delle entrate degli istituti incrociati con quelli dei lavoratori, posticipando anche l’apertura dei negozi. Ma abbiamo capito fin da subito che questa decisione era una decisione politica. C’era bisogno di chiedere di fare fronte comune a tutte le forze politiche per raggiungere l’obiettivo comune. Abbiamo formulato alcune richieste da presentare per risolvere i problemi più salienti.

Partendo dai consiglieri regionali abbiamo chiesto colloqui a esponenti di tutti i fronti, abbiamo fatto un colloquio con il presidente della Regione e con il presidente del consiglio regionale. Abbiamo parlato con parlamentari di tutte le forze politiche e abbiamo ottenuto un’audizione in commissione cultura. Nessuno è riuscito a dare una spiegazione chiara e oggettiva alle scelte che sono state fatte sulla scuola superiore. Non sono stati raccolti dati disaggregati sui contagi nelle scuole secondarie. Questa continua posticipazione della data di apertura è un lavarsi le mani della situazione. È l’ennesima dimostrazione della trascuratezza e superficialità che questo Paese rivolge alla scuola. Significa non assumersi le proprie responsabilità e non preoccuparsi delle ripercussioni di questa gran confusione dal punto di vista didattico e psicologico su tutti noi, soprattutto in uno Stato in cui la dispersione scolastica è tra i livelli più alti d’Europa. Ci sentiamo trascurati e abbandonati. Io sono all’ultimo anno, ne approfitto per fare un appello sul tema maturità e scelte universitarie. Non si può nemmeno immaginare la situazione di panico che stiamo vivendo: dobbiamo fare la scelta più importante della nostra vita e non sappiamo cosa potremo fare domani. E la maturità bhe ha bisogno di essere preparata. È un esame importante e abbiamo bisogno che ci venga detto OGGI come sarà. Ce lo dovete e sarebbe il minimo segno di rispetto nei confronti nostri e dei nostri professori, che ultimamente non ci è stato affatto dimostrato.

Fermare la scuola significa fermare il futuro. È l’ora di assumere uno sguardo lungimirante e uno sguardo lungimirante non può prescindere dall’istruzione delle future generazioni. Questa è una scelta politica e in quanto tale va presa con chiarezza e lungimiranza: ridateci la voce, riaprite le scuole, non fermate il futuro.


Luca Biscuola

Mi sono scritto un breve discorso con le cose che trovo sia fondamentale portare ancora una volta alla vostra attenzione. Non avevo intenzione di scrivermi nulla, ma alla fine l’ho fatto. Sapete perché? Perché questa notte non riuscivo a chiudere occhio, preso com’ero dal nervoso e dalla frustrazione verso la giunta che guida, o che dovrebbe guidare, questa regione, quindi ho pensato di approfittarne. Non sono riuscito a chiudere occhio pensando a Fontana e alle sue patetiche sceneggiate quando è venuto a portarci il té in piazza mentre manifestavamo, accerchiato da orde di giornalisti pronti a mostrare il suo magnanimo gesto. Tra l’altro, dopo il tempo di farsi due foto, appena abbiamo cercato di parlarci improvvisamente è venuto fuori che aveva una riunione e se n’è andato, portandosi via quella sua generosissima offerta. Dopo innumerevoli tentativi siamo riusciti a ottenere un incontro a dicembre, ci siamo dovuti subire un sacco di moine su quanto “il Presidente” sia stato magnanimo a riceverci, e poi quando ci ha ricevuto è stato per trattarci con una sufficienza disgustosa e per dirci che in fondo tutte le categorie pensano di essere le più importanti e a rischio zero e che noi non possiamo pretendere di fare i privilegiati. I privilegiati, noi che dal 22 febbraio 2020 a oggi abbiamo visto un mese e mezzo di scuola, chiusa e mai più riaperta da inizio novembre, chiusa anche quando attiviità che comportano per forza di cose un rischio molto maggiore, come l’interno di un bar o un ristorante, erano e sono aperte. Chiusa sempre, mentre le chiese, luogo frequentato per la maggior parte da anziani e di certo non indispensabile nemmeno da un punto di vista economico, è stata aperta sempre. Forse si potrebbe mediare e tornare a scuola facendo religione a tutte le ore, forse allora anche Fontana e Conte sarebbero d’accordo. Prima che mi si fraintenda, io voglio mettere le cose in chiaro, anzi chiarissimo: la nostra posizione NON È quella di dire apriamo le scuole e chiudiamo tutto il resto, la nostra richiesta è semplicemente quella di riaprire le attività essenziali partendo da quelle a rischio più basso, e ora dirò una cosa che in questo paese sembra diventata fantascienza: la scuola, oltre ad essere uno dei luoghi più sicuri in assoluto, È una priorità, È un’attività essenziale, ed è francamente ridicolo e paradossale che in quanto tale la scuola sia ancora chiusa. Sarebbe sacrosanto invece che la scuola sia la prima a riaprire e l’ultima a chiudere, come auspicato dal direttore europeo dell’oms, il che significa in parole povere che a meno di una situazione veramente fuori controllo la scuola dovrebbe essere aperta sempre, mentre per quello che ci sta intorno, che è il vero pericolo, si può ragionare a seconda dell’andamento dei contagi e quindi con il meccanismo delle zone. Fontana stesso è stato costretto ad ammettere che il problema non è la scuola in sé, ma ciò che vi gravita intorno, da un lato per i trasporti e dall’altro perché noi, giovani irresponsabili, rovina dei popoli, poi ci vediamo fuori e facciamo quel che vogliamo senza precauzioni. Partendo da quest’ultimo punto, per prima cosa vorrei dire penso a nome di tutti che ci siamo strarotti le palle di questa generalizzazione, come se irresponsabili fossero tutti i giovani e solo i giovani. Poi vorrei anche dire, però, che certamente molti di noi vedono qualcuno fuori e magari non con tutti gli accorgimenti necessari, ma davvero Fontana e Conte non riescono a capire che questo avviene a prescindere che la scuola sia chiusa o aperta? Non le hanno viste le foto di questa piazza gremita a dicembre, non sono passati davanti a qualche ristorante pieno da scoppiare quando è scattata la zona gialla, mentre la scuola era ancora chiusa? Eppure in questo Paese chiudiamo le scuole, sicure, perché altrimenti i ragazzi vanno al ristorante, poco sicuro. Un ragionamento davvero da premio nobel. Tra l’altro, proprio perché il problema è solo fuori, ribadisco che la scuola dovrebbe essere aperta sempre, anche in zona rossa, visto che verrebbe meno anche quest’unica scusa della frequentazione all’esterno. Un governo che considera la scuola la priorità avrebbe fatto questo, e avrebbe anche disposto che se una Regione decide di tenere chiusa la scuola allora essa finisce automaticamente in zona rossa, seguendo quello che solo a parole viene propugnato dai ministri Boccia e Azzolina Venendo ai trasporti, che sono l’unico effettivo problema legato alla scuola, io trovo che abbia più senso attivarsi per migliorare la situazione piuttosto che piangere perché è difficile. A Milano questa cosa ha funzionato e anche bene, la città metropolitana ha preparato un piano con 1200 corse aggiuntive che sarebbero dovute partire ieri sulle tratte più crituche, segnalate direttamente dagli studenti attraverso una web app, mentre il prefetto ha fatto in modo di cambiare gli orari della città posticipando gli spostamenti dei lavoratori. Il lavoro era pronto, la Città metropolitana era pronta, e francamente poco importa che magari non in tutta Italia la situazione fosse rosea, chi era pronto avrebbe dovuto partire e gli altri avrebbero dovuto prendere a modello chi era più avanti. E invece il PD al governo ci ha tirato una mazzata e la Lega con Fontana ce ne ha tirata una seconda ancora più forte, fottendosene del lavoro fatto per riportarci a scuola. Noi non ci stiamo più alle vostre follie, alla vostra incompetenza e mancanza di qualsiasi considerazione. Dovete ascoltarci, e se non siete capaci lasciate spazio a qualcuno in grado di farlo.


Incontro con Presidente Fontana - 16/12

Giovedì 16 dicembre abbiamo avuto un incontro con il Presidente della Regione Fontana.

Abbiamo chiesto un incontro con lui per parlare dei temi legati alla riapertura delle scuole la cui responsabilità è almeno in parte di Regione Lombardia, principalmente tracciamento e tamponi.

Per quanto riguarda il tracciamento dei contagi nelle scuole, abbiamo avanzato una proposta davvero semplice e logica per automatizzare il processo, ma non siamo stati compresi. Si è parlato di responsabilità eccessive che ricadrebbero sui dirigenti scolastici, quando in realtà le nostre proposte porterebbero semplicemente all'automatizzazione del processo che già esiste.

Del tema dei tamponi che era quasi impossibile riuscire a fare in seguito alla quarantena abbiamo parlato poi brevemente con l'assistente di Fontana Simona Scaccabarozzi (lui aveva un impegno), cui abbiamo presentato le nostre proposte. Ha detto che ci farà sapere.

Ecco le nostre proposte:

circa il tracciamento dei contatti, prima il referente covid doveva segnalare all'asl/ats nome, cognome, codice fiscale e altri dati di ogni singolo membro della classe in cui si fosse trovato un positivo. Un operatore avrebbe poi dovuto inviare una comunicazione ufficiale di quarantena alla classe. Per esperienza personale, sappiamo che questa comunicazione arrivava moltissimi giorni dopo il tampone positivo o non arrivava affatto. La nostra proposta è quindi di creare un portale ats/asl che aggreghi tutti i dati degli studenti per singole classi e istituti: quando uno studente risulta positivo, il referente covid della scuola entra nel portale, clicca sulla classe, indica la data di ultimo contatto e invia. Il portale inserisce poi gli studenti nel database delle persone in quarantena e invia automaticamente l'avviso di quarantena alla classe.

Non sarebbe, quindi, il Dirigente a introdurre per gli studenti la quarantena, cosa che a quanto pare non può fare, semplicemente l'asl effettuerebbe lo stesso compito di prima ma in via automatica e non attraverso un operatore.

Circa i tamponi, poi, sappiamo che per tornare a scuola uno studente della classe in quarantena doveva aspettare due settimane, oppure 10 giorni facendo il tampone. Questo, però, si poteva prenotare solo a partire dal decimo giorno, con delle code che arrivavano ad una settimana prima di riuscire ad ottenere un posto. Il risultato era che nessuno faceva il tampone, e questo impediva sia di avere dei dati su quante persone si fossero contagiate all'interno della classe, sia poi di avere la certezza che tornassero a scuola solo persone sane.

Oltre a questo, però, oggi abbiamo richiesto dal governatore una garanzia sulla riapertura della scuola. Per tutta risposta ci è stato detto che sì, certo, la scuola è la prima delle priorità e tutto quel che si sta facendo è per garantirne la riapertura, ma bisogna vedere come andranno i contagi e ascoltare i pareri dei membri del CTS se diranno che la scuola si dovrà chiudere. Questo, secondo noi, stona però con il fatto che lo stesso Fontana si è duramente opposto a qualsiasi tipo di ulteriore restrizione durante le vacanze, nonostante l'opinione comune di tutto il CTS. Questo perché tutti hanno delle esigenze e noi non possiamo fare le vittime e pretendere che per non sacrificare la scuola si sacrifichi tutto il resto. Ora, premesso che è innegabile che finora quella più sacrificata sia effettivamente stata la scuola, noi NON STIAMO chiedendo di sacrificare l'economia per essa. Stiamo facendo un ragionamento totalmente diverso: la scuola, ce lo dicono gli studi sulla trasmissione del virus in luoghi chiusi, è un ambiente tra i più sicuri, dove con poche e semplici precauzioni i contagi vengono quasi azzerati. Ci è stato detto che aprire le scuole avrebbe delle conseguenze terribili, perché ci vedremmo comunque tutti fuori da scuola appiccicati, andremmo al ristorante, al bar, a fare shopping. Tralasciando la solita retorica stantia del 'tutti i giovani sono irresponsabili', è vero anche che gli studenti tutte queste cose GIÀ LE POSSONO FARE, anche ora che la scuola è chiusa. Quindi chiudendo le scuole non si prevengono in alcun modo tutte le possibili situazioni di contagio, si tratta di una misura priva di senso. Che la scuola sia aperta o sia chiusa, queste situazioni possono continuare a perpetrarsi, soprattutto adesso in occasione delle vacanze. Eppure si esclude la possibilità di porre delle restrizioni sullo shopping, si contestano le ipotesi di nuove misure a natale, ma per la scuola non c'è mai limite alle chiusure.

Noi siamo stanchi di questa miopia, che non aiuta nessuno, non migliora in alcun modo il quadro pandemico e priva semplicemente noi studenti del nostro diritto fondamentale a una scuola vera.

Audizione in Parlamento - 9/12

Dopo tanti incontri, finalmente mercoledì 9 dicembre abbiamo ottenuto un’audizione presso la commissione cultura della Camera dei Deputati. Questo è molto importante in quanto ci ha consentito di deporre ufficialmente le nostre istanze e portare le nostre proposte al Parlamento. Purtroppo non c’è stato il tempo per le repliche, che sarebbero risultate utili, ma in ogni caso questo è un passo nella giusta direzione. Qui sotto potete trovare sia il video che il documento con tutti i nostri interventi.

Audizione in Consiglio regionale - 1/12

Martedì, 1 dicembre, siamo stati invitati dal comitato “A Scuola!” a intervenire durante l’audizione al presidente del Consiglio della Regione Lombardia Fermi. All’audizione hanno partecipato diversi consiglieri a rappresentare i loro partiti, con alcuni dei quali eravamo già in contatto: in particolare Bocci del PD che, portando un resoconto dell’interrogazione che ha fatto alla Giunta regionale, ha affermato: “quanto ci hanno detto non fa trasparire che siano già state attivate misure efficaci per intensificare e potenziare tracciamento e trasporto pubblico”. Nel corso dell’audizione è intervenuto anche Lucente di Fratelli d’Italia che ha spiegato che bisogna aspettare un nuovo DPCM che dia il via libera alle scuole per non rischiare di fare un lavoro inutile. Erba del Movimento Cinque Stelle ha proposta di lavorare in commissione trasporti sulle “fasce di morbida” e ha ribadito che la Regione può dare un contributo. Chiara è quindi intervenuta ribadendo l’importanza di realizzare un piano coordinato tra scuole e trasporti per fare in modo che i trasporti siano pronti ad accogliere gli studenti in sicurezza e che le scuole possano coordinare gli orari scaglionati incrociando le esigenze di entrambi i settori. Giovanni Malachini della Lega ha ribadito la poca rilevanza della Regione Lombardia per quanto riguarda le aziende di trasporti, dichiarando che i fondi acquisiti dallo Stato non sono stati abbastanza nemmeno per coprire i debiti causati dal primo lockdown. Il consigliere si è inoltre espresso sulla difficoltà di realizzare presidi sanitari nelle scuole. Giulio è quindi intervenuto ribadendo il concetto già messo in luce da alcuni consiglieri dell’inutilità della deleteria accusa Stato-Regione. Ha spiegato che c’è bisogno di sviluppare un piano efficace adesso, proprio per arrivare preparati alla prossima apertura e non ripetere l’errore di settembre. Il Presidente Fermi ha concluso parlando della necessità di imparare dai propri errori, specialmente per quanto riguarda il tema sanità e si considera ottimista su un recupero del tracciamento. Come sempre tutti hanno ribadito l’importanza del tema scuole, molti sono genitori, ma proprio per il fatto che questo problema sia vissuto in prima persona anche da tanti politici, su tutti i livelli, crediamo sia possibile una collaborazione trans partitica e di tutti gli enti metropolitani, provinciali, regionali e nazionali. Non è il primo incontro che abbiamo avuto con le forze politiche, ma l’impressione è che l’apparente spirito propositivo che si intravede sul tema riapertura delle scuole non si sia ancora tramutato in lavoro e realizzazione di piani concreti. Il tempo delle chiacchiere è finito, ne è stato concesso anche troppo, siamo alle soglie di un’agognata apertura e bisogna realizzare un sistema concreto e questa volta efficiente.

Incontro in piazza con parlamentari e consiglieri regionali - 23/11

Il 23 novembre, sotto il Palazzo della Regione Lombardia, i cinque organizzatori hanno incontrato consiglieri regionali e parlamentari di diversi partiti per chiedere di fare fronte comune per riaprire definitivamente le scuole in sicurezza. Gli studenti hanno bisogno di far sentire la loro voce. Il disagio che si sta provocando alla nostra generazione è immenso, dal punto di vista didattico e psicologico, senza tener conto del fatto che i debiti che si stanno facendo adesso saremo noi a doverli pagare. Per noi nessun decreto ristoro, né alcuna consolazione: non possiamo andare a scuola, non possiamo vedere nessuno, dobbiamo stare chiusi nelle nostre camerette isolati da tutto e tutti. Abbiamo l’esigenza di tornare a scuola, in presenza, di tornare a vivere. Siamo la generazione del futuro, ma nessuno di noi qui ha la possibilità di fare progetti e pensare a questo futuro, appeso a un filo che viene continuamente spezzato e ricucito in maniere diverse. In piazza si sono presentati parlamentari e consiglieri che sono intervenuti nel dibattito iniziato dagli studenti: Sveva ha fatto un’introduzione parlando della necessità di un ritorno a scuola in presenza definitivo e in sicurezza, Giulio ha sottolineato la natura transpartitica dell’iniziativa: tutti sono chiamati a fare fronte comune e lavorare per ridarci il diritto all’istruzione, Alice ha sottolineato l’esigenza di norme chiare e comuni per garantire la sicurezza delle aule, Chiara ha parlato della necessità di assumere una visione d’insieme, confrontare i piani delle scuole e realizzare mezzi di trasporto per gli studenti in modo da separare il flusso degli studenti da quello dei lavoratori, inoltre è necessario avere dei modelli a livello nazionale che i singoli istituti devono declinare alle loro realtà senza dover realizzare i piani isolati come a settembre, infine Luca ha ribadito il problema del tracciamento e la necessità di presidi medici per gli istituti e di rendere automatici alcuni processi in modo da agevolare il tracciamento. Gli onorevoli sono intervenuti in ordine alfabetico: Azione ha sottolineato l’esigenza di portare i giovani al centro del dibattito politico, Fratelli d’Italia ha sostenuto che bisogna trovare delle soluzioni perché gli studenti tornino in presenza, il Gruppo Misto ha dichiarato che la scuola deve essere l’ultima a chiudere e la prima a riaprire e ha invitato gli “Studenti Presenti” a sostenere un’audizione davanti al Parlamento, Italia Viva ha richiamato le istituzioni alla responsabilità sulle scelte del Paese e ha sostenuto che la scuola deve avere la priorità, la Lega ha parlato della necessità di collaborazione da parte delle istituzioni su tutti i livelli, da quello nazionale a quello regionale per un ritorno in presenza, il Movimento Cinque Stelle parla della necessità di mettere le scuole al primo posto perché sono l’investimento del futuro, il PD parla di DAD come ultima spiaggia, segnala la lettera che alcuni senatori stanno preparando per il governo chiedendo di riaprire le scuole e ha sottolineato che si sta pensando e lavorando all’apertura di altre attività, soprattutto nelle regioni gialle, ma è “vigliacco” non considerare l’apertura delle scuole, Più Europa ha parlato di fare scelte chiare basandosi sui dati, citando l’interrogazione che si è tenuta in Regione prima del secondo DPCM, spiegando che se la Lombardia fosse stata zona 3 si sarebbe dovuto analizzare istituto per istituto e scegliere quale tenere aperto e quale chiudere. Sembra che la scelta del 100% in DAD sia stata una scelta troppo facile e ora c’è bisogno di prendere decisioni basate su dati trasparenti. Chiediamo di dare il via alle sperimentazioni in dicembre, nelle zone in cui è possibile farlo in sicurezza e lavorare perché a gennaio il rientro sia definitivo e in sicurezza. Non ci fermeremo finché questo obiettivo sarà raggiunto, sembra che ci sia sostegno da parte di tutti, quindi attendiamo i risultati.

Interrogazione in aula del Consiglio regionale - 3/11

Grazie all'aiuto del consigliere regionale di PiùEuropa/Radicali Michele Usuelli, siamo riusciti ad ottenere un'interrogazione (tenutasi martedì 3/11) in aula del Consiglio regionale lombardo, riguardante le motivazioni scientifiche della scelta di reintrodurre la DAD al 100% per le scuole secondarie di secondo grado.

Il testo completo e la risposta all'interrogazione sono consultabili cliccando il pulsante qui sotto.

La seguente lettera - da dove tutto è iniziato - è stata scritta il 25 ottobre, a seguito dell'ordinanza regionale del Presidente della Lombardia Attilio Fontana e precedente all'ultimo DPCM entrato in vigore il 4 novembre. Solo successivamente, quando abbiamo stabilito i nostri obiettivi realizzabili nel breve termine, abbiamo deciso di iniziare a portare le nostre istanze anche tramite in piazza tramite i nostri sit-in.

Lettera alle Autorità - 25/10

All’attenzione del Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana

All’attenzione della Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina

All’attenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte

La situazione che ci siamo trovati ad affrontare all’inizio di quest’anno era assolutamente imprevedibile e nessuno avrebbe potuto gestirla in maniera impeccabile; a marzo, la chiusura delle scuole imposta dal governo, nel contesto del lockdown generale, risultava necessaria ad arginare un fenomeno per il quale era stato impossibile prepararsi e sul quale non si aveva il minimo controllo.

Ad oggi, però, la decisione del governatore lombardo Fontana di chiudere tutti gli Istituti Secondari di Secondo Grado ci appare immotivata e ingiusta, visto che la circolazione del virus all’interno degli edifici scolastici è molto limitata: il Ministero della Salute afferma che solo il 3,8% dei nuovi focolai si origina a scuola. Durante l’estate, infatti, i dirigenti scolastici si sono adoperati per stabilire le misure necessarie a garantire il rientro in sicurezza a settembre; tuttavia, l’eccessiva indefinitezza delle linee guida del governo ha portato ogni istituto ad adottare norme diverse e non sempre adeguate alla prevenzione dei contagi. La prima cosa da fare, dunque, non dovrebbe essere chiudere a prescindere tutti gli istituti, quanto piuttosto garantire che in tutta Italia siano rispettati degli standard minimi di sicurezza, ad esempio l’obbligo costante di indossare la mascherina, la rilevazione della temperatura corporea in loco e la rimozione dei distributori automatici di merendine dai corridoi per evitare assembramenti all’intervallo. Sarebbe utile confrontarsi coi Dirigenti Scolastici per definire più precisamente questi standard. Detto questo, ci teniamo a precisare che questa nostra protesta non è fine a se stessa, ma è dovuta al fatto che, come già dichiarato da numerosi professori e genitori in svariati appelli al governatore, la didattica a distanza non è e non sarà mai equiparabile a quella in presenza e pertanto non può essere un pretesto per chiudere la scuola come prima misura di contenimento dei contagi.

Una prima criticità legata alla didattica virtuale è che essa, andando a togliere il contatto diretto tra studenti e insegnanti, rende più difficoltoso ai primi seguire le lezioni e ricevere aiuto nel caso non capiscano gli argomenti trattati e ai secondi verificarne l’apprendimento. Queste problematiche vengono anche aggravate dai mezzi tecnologici da cui questo insegnamento dipende, che si rivelano spesso inefficienti, come ad esempio una connessione internet instabile, e che in molti casi non sono familiari ai docenti che ne fruiscono, nonostante gli ultimi mesi di esperienza, per la mancanza di una preparazione adeguata.

Ci sembra poi evidente che la scuola non abbia solo il compito di dare un insegnamento nozionistico agli studenti, ma abbia anche un ruolo fondamentale nel formare gli stessi come membri di una società, e questo non è possibile attraverso la DAD. Con la didattica a distanza, inoltre, la scuola perderebbe la propria caratteristica di ambiente che contribuisce a livellare le differenze sociali e al contrario andrebbe a svantaggiare maggiormente quelle persone che si trovano a vivere in contesti socioeconomici critici. Basti pensare a una situazione familiare in cui più figli frequentano istituti superiori: dovendo tutti collegarsi a una rete WiFi spesso poco potente e senza avere necessariamente un dispositivo ciascuno, come risultato si hanno una difficoltà di apprendimento e una scarsa partecipazione indipendenti dalla volontà dei ragazzi. Le lezioni stesse diventano poco stimolanti, e gli studenti più fragili, in particolare quelli che soffrono di problemi di natura psicologica, inevitabilmente si alienano dalla scuola.

Tornando a quanto detto prima, inoltre, non riusciamo a trovare una motivazione sufficiente a giustificare la chiusura delle scuole come primo provvedimento. È evidente come la scelta sia prima di tutto di tipo economico, poiché la scuola purtroppo non crea profitto ed è quindi la prima a poter essere sacrificata in un quadro economico precario. Tra tutte, poi, la prima a essere sacrificata è l’istruzione superiore di secondo grado, perché si suppone che ormai siamo abbastanza grandi da poter utilizzare strumenti tecnologici senza problemi, perché siamo quelli che più gravano sul trasporto pubblico e perché si ritiene che alla nostra età siamo ormai abbastanza responsabili da adattarci a questa situazione. Questo fa sorridere, considerato come politici e media non facciano altro che dipingerci come un branco di immaturi, irresponsabili e incapaci di indossare la mascherina e di resistere all’aperitivo e al richiamo della movida. Eppure noi non siamo qui a lamentarci del coprifuoco, del fatto di non poter organizzare diciottesimi et similia, siamo qui a lamentare la considerazione inesistente riservata ancora una volta agli studenti, ai docenti e all’istruzione, che specie negli ultimi anni di superiori rappresenta la base del futuro nostro e di questo paese (è miope, in tal senso, ritenere che la scuola sia economicamente irrilevante).

Con questo non vogliamo certo affermare che tutti gli studenti siano rispettosi delle norme, ma è sufficiente prendere i mezzi pubblici per accorgersi che di irresponsabili che non indossano la mascherina ce ne sono sia di 15, sia di 40, sia di 70 anni. Secondo quale giustizia dobbiamo essere noi a pagare per tutti? Secondo la ministra delle infrastrutture e dei trasporti De Micheli gli studi sono concordi nell’evidenziare la scarsa rilevanza della capienza del trasporto pubblico nella diffusione del contagio, vista la breve permanenza a bordo, a patto che sia osservato l’obbligo della mascherina: vorremmo sapere allora secondo quale evidenza scientifica una delle motivazioni principali portate a supporto dell'ordinanza è proprio quella della pressione sul trasporto. Sarebbe utile, piuttosto, aumentare i controlli alle fermate che presentano problematiche più di frequente, basandosi sulle segnalazioni dei conducenti.

Vogliamo ribadirlo un’ultima volta, non siamo qui a perdere tempo e non siamo qui perché non avevamo di meglio da fare che lamentarci, stiamo al contrario facendo delle proposte concrete per raggiungere al meglio quello che è già di fatto l’obiettivo di tutti o quasi, ossia l’unione di sicurezza sanitaria e funzionamento della scuola vera, non surrogata. Troviamo necessario specificare che questo obiettivo è condiviso da quasi tutti perché l’ordinanza firmata dal Presidente Attilio Fontana contro cui protestiamo è stata in realtà modificata all’ultimo minuto rispetto alla bozza concordata pochissime ore prima con la sezione lombarda di ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), bozza che prevedeva chiaramente il mantenimento della didattica integrata. In sintesi, questo significa che il governatore ha agito di propria iniziativa, in disaccordo con i sindaci dei capoluoghi lombardi (che hanno incontrato in altre due riunioni il governatore per cercare di trovare un nuovo accordo, senza risultato alcuno), con la Ministra dell’Istruzione Azzolina e con il Presidente del Consiglio dei Ministri Conte, che continua a ribadire come il lavoro e la scuola siano e restino le due priorità dell’Italia, paese di cui la Lombardia dovrebbe far parte.

La nostra richiesta è in ultima analisi molto semplice: chiediamo che regione Lombardia ritiri il punto c dell’ordinanza n°623 del 21 ottobre 2020, adeguandosi alle nuove disposizioni nazionali che prevedono un utilizzo della didattica a distanza pari ad almeno il 75% dell’orario scolastico, lasciando al limite ai singoli istituti la decisione di aumentare questa percentuale e permettendo a questi di organizzarsi come meglio ritengono.

Continueremo a far sentire la nostra voce finché le nostre richieste non saranno ascoltate.

gli Studenti del Liceo Volta di Milano

Luca Biscuola

Mattia Bologna

Alice Campaner

Beatrice Casartelli

Carola Massone

Riccardo Poggi Longostrevi

Sveva Pontiroli

Flavia Savioli